January 23, 2018

tessere

Circoli Arci e gioco d’azzardo: non sappia la mano destra ciò che fa la sinistra

L’associazionismo di sinistra con le sue ‘iniziative di socializzazione’ evade le tasse e promuove il gioco d’azzardo. 

Ma…non era la Boldrini, Presidente della Camera che pochi mesi fa in un circolo Arci partecipò a una conferenza contro il gioco d’azzardo?…

Questi circoli ricreativi tutti per lo più toscani umbri e romagnoli che si riconoscono nei valori della ”democrazia e della resistenza” accompagnano le loro iniziative con l’apertura di bar e ristoranti trasformando il piccolo esercizio riservato ai ”soli soci” in una attività imprenditoriale più che remunerativa.

Una ghiotta fonte di finanziamento illecito!

Gli enormi vantaggi fiscali di cui godono e le facilitazioni nella concessione di edifici danno loro un grande vantaggio favorendo la concorrenza sleale. Basta entrare in un qualsiasi circolo di questo genere per sedersi, mangiare e bere, usare videogiochi e usufruire del biliardo senza essere cosiddetti soci e senza ricevere il benchè minimo scontrino fiscale. 

Così i circoli Arci evadono le tasse

La legge parla chiaro. Un circolo Arci o casa del Popolo, può aprire un bar solo se rispetta determinate caratteristiche: il locale deve essere all’interno della sede del circolo stesso,  non deve avere accessi a strade pubbliche e non deve avere insegne che ne pubblicizzino l’attività commerciale.  Non deve fare concorrenza a chi della vendita di caffè e cornetti ne fa il suo lavoro per vivere.  Inoltre l’attività del bar dovrebbe accompagnare gli eventi del circolo, l’ingresso dovrebbe essere riservato ai soli soci e i prezzi dovrebbero essere inferiori a quelli di mercato.

Dovrebbe certo! Ma non è così. 

Da varie ricerche condotte (es. quella della LG data Srl) su un campione di circa 700 casi si dimostra come la maggioranza di siffatti e siddetti circoli tenga aperti i bar in maniera assolutamente illegale:  il 90%  di loro ha l’accesso sulla via pubblica, il 50% somministra bevande all’esterno dei locali e il 99% pubblicizza l’attività con belle insegne luminose montate sopra i tetti… e ancora: il 60% non espone i prezzi e tutti vendono le bottigliette d’acqua a prezzi di mercato invece di metterle a disposizione dei soci a un prezzo poco più alto di quanto le hanno pagate! Infine,  questi circoli ”senza alcuna finalità di lucro” vendono cornetti e gelati a tutti (a chi non è socio!) e con la scusa di non essere tenuti ad emettere lo scontrino fiscale intascano centinaia di migliaia di euro di pura evasione!! 

Nelle sedicenti ”regioni rosse” ci sono migliaia di Case del Popolo di questa risma. Regioni dove  potere politico e circoli Arci sono ben integrati. Un legame che in Toscana Emilia Romagna e Umbria è talmente consolidato che i circoli godono della totale impunità.

Non sarebbe difficile per i governatori di tali Regioni scovarli. Tanto più che dove si trova un circolo Arci c’è quasi sempre una sezione del Pd accanto!

E finchè hai una tessera del Pd in tasca tutto va bene, se sei un commerciante comune muori di tasse!

Le case del popolo o Arci,  godono di immobili pubblici gratuiti  ricevono finanziamenti e alcuni di loro sono delle vere e proprie imprese che iscrivono a bilancio entrare milionarie! Un sistema di evasione che conta più di un milione e mezzo di soci e circa cinquemila circoli.  Arrivano a fatturare anche sei miliardi l’anno tra regime fiscale agevolato ed evasione, oltre gli spettacoli e i ricevimenti a pagamento che non sono certo riservati ‘solo’ ai già tesserati!!

Si, perchè le tessere vengono fatte acquistare direttamente all’ingresso con una pratica illegale e i dipendenti delle serate vengono pagati regolarmente a nero, proprio come il fascismo che dicono di combattere!

“Lotta contro il fascismo comunque esso si manifesti”: è il principio scritto negli statuti di tutti i circoli Arci.

Ma pare che sia più comodo combattere le tasse senza nessun controllo.

A Milano, città non proprio ‘rossa’, un circolo detto Arci-bitte (circa mille mq con giardino ristorante ecc) in due mesi ha iscritto dodicimila soci! Era un locale pubblico a tutti gli effetti, con sale per scambio di coppie! Era, per fortuna, perchè adesso finalmente (le autorità!!) l’hanno chiuso, nonostante l’ira del suo presidente E. Patti.

Questi ”circoli” danno lavoro a centomila dipendenti che da ”volontari” passano tacitamente a ”pagati senza contributi” a pochi euro l’ora,  esentasse.

Lo Stato,  secondo le stime della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi,  ci rimette oltre un miliardo l’anno. I nostri giovani frequentano i circoli Arci per parlare di antifascismo? No.  Ballano fino all’alba al ritmo di ”Fucked from above” tra birre da minimo 4 euro l’una e gin tonic.  Proprio come in discoteca!

”I punti ristoro dei circoli Arci non pagano l’Iva, non pagano imposte dirette e nemmeno quelle locali. In pratica devono versare solo la tassa dei rifiuti ma in versione ridotta, pari a un quinto di quella pagata da bar e ristoranti.  Risultato: il ”punto ristoro” di un circolo Arci  risparmia rispetto a un bar il 25% del giro d’affari in sconti fiscali e un altro 15 % in risparmi sul costo del lavoro” (Edi Sommariva direttore generale della Fipe)

Secondo attendibilissime indagini (Cirm) il 50% di chi frequenta i circoli lo fa per bere con gli amici, il 20% per fare sport, il 15% per ascoltare musica e ballare al ritmo di costose bevande e superalcoolici.  

Questa è concorrenza sleale!! 

 Edi Sommariva aggiunge: ”nel dopoguerra, i circoli avevano davvero una funzione sociale e politica che oggi non hanno più. Oggi, occupano il nostro stesso mercato e offrono semplicemente divertimento in cambio di soldi ai loro clienti”  Ma tra un bar e un circolo non c’è proprio nessuna differenza? ”Una sola, conclude Sommariva, al bancone dell’Arci non fanno scontrini!”

 Combattere questo sistema di corruttele e privilegi non è la bandiera del m5s? ….

gerardodemartinomovimento5stelle.it

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