January 23, 2018

 

 

 

Codice mafioso: Anche i criminali, pur nella loro aberrazione, hanno dei codici deontologici. Talora è sorprendente la prescrizione estremamente rigorosa di comportamenti morali tali da far invidia ai codici deontologici delle persone per bene. (EUGIUS)

eugius giudici magistrati

Ve lo ricordate l’intervento di Beppe Grillo  a Palermo dove sfuggì al controllo semantico un concetto sulla presunta ‘morale’ della mafia?  Una parola usata al posto di un’altra (morale vs codice) che costò la lapidazione all’intero discorso?

”La mafia è stata corrotta dalla finanza! prima aveva una sua morale! Non c’è differenza tra un uomo d’affari e un mafioso, fanno entrambi affari: ma il mafioso si condanna e un uomo d’affari no!  …nelle associazioni a delinquere non ci sono ormai più delinquenti ma imprenditori e affaristi»  dice Grillo a un certo punto,  parlando in Sicilia della crisi e della povertà  e accostando  il malaffare economico che stritola i cittadini,  alla mafia.

Quanti animi ha aizzato e quante polemiche ha suscitato!

Affronti contumelie e oltraggi a Grillo per averla nominata (la morale!) e alla orrenda mafia il sonoro rimbombo di tanto scomodare (della morale!)

Che la mafia, nella sua genesi, riferisca i comportamenti  in ‘cose da fare’ e in ‘cose da non fare’ mediante un  codice mafioso  che  ne stabilisce le ‘regole’ soggettive è un dato di fatto.

E’ la  cosiddetta morale amorale  della mafia.  Non è la nostra morale, è quella della mafia!  E se non c’è par condicio tra la buona e la cattiva fede, non c’è nemmeno tra la morale umana e quella della mafia. Perciò intendere un codice mafioso come una morale  è  un azzardo che vìola solo i limiti semantici,  dato che la morale umana può essere buona o cattiva come tutte le forme razionali.

Non voglio scomodare antichi e nobilissimi filosofi per il comportamento oscuro della mafia, ma per la morale si.  La morale è il frutto delle nostre scelte,  che si basano su qualcosa di certo e di assolutamente stabile:  il  dovere.  Ogni uomo dotato di ratio percepisce la morale come un dovere successivo ad una scelta e quindi  ”anche gli uomini più malvagi si pongono il dovere di una scelta morale e cioè di come comportarsi”  questo dice Kant.

Come insegna il filosofo nella sua Ragion Pura,  è un meccanismo della conoscenza umana  dove non sono definiti quali precetti etici debbano essere seguiti dall’uomo bensì come quest’ultimo debba comportarsi per compiere un’azione che sia ”autenticamente morale”.

Non dunque cosa gli uomini conoscono ma come la conoscono, attraverso la propria esperienza.  E’ evidente la forma della morale e non il suo contenuto che è rappresentato dalle norme morali.  La morale, quella umana, attiene alla ragione. Ogni essere razionale la possiede nel momento in cui avverte la necessità di scegliere.  Così come non tutti siamo ugualmente disinteressati e non tutti abbiamo la stessa soglia di corruttibilità, è chiaro che non tutti abbiamo la stessa morale!

Sulla morale universale poi, merita impegnarsi in altre sedi e magari soli con se stessi.

Credo che la qualità della morale e i sentimenti morali, siano tanto alti quanto più pura è l’etica del mettere in pratica un comportamento magnifico scaturito da un bagaglio di vita magnifica. I comportamenti che invece nascono dall’interesse personale a scapito della comunità e che sono deviati, hanno una qualità della morale infima inaccettabile e corrotta: pessima!

Ognuno di  noi  è  spettatore imparziale dentro di sé  (Adam Smith)  che valuta le azioni proprie e di altri, a seconda dell’utilità che queste rappresentano per se stessi.  Ai moralisti e ai giornalisti che credono di riportare i fatti, voglio ricordare il motto degli Illuministi: ”Sapere aude!” Abbi il coraggio di usare la tua intelligenza!

Lungi da me l’intenzione di prendere le difese di Beppe Grillo, non ne ha bisogno!  Ma prima di sparare a zero su un uomo che ha fatto della sua vita un faro verso l’onestà dei pensieri e la buona morale contro la corruzione e la mafia,  si dia un peso al sentimento e non solo alle parole, che sono meramente  degli  strumenti per designare le cose ‘materiali’!

“Il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” di Kant, merita un approfondimento anche a scuola, dove spesso ci si ferma alla semplice citazione lasciando tutto all’immaginario personale di ciascuno.

Gli insegnanti  siano  meno  pigri  e spieghino,  insegnino!  Che non si debba assistere a fenomeni di mutamento del bene sul male e dell’offesa sull’elogio. Ci provino! anche se è così  difficile in questo tempo di ‘millantato credito’ nei confronti di tutto ciò che rappresenti una parvenza di civiltà.  In questo tempo di tagliatori di teste  di guerre feroci di tenebre e di immoralità globale. Gerardo De Martino, m5s Toscana

www.gerardodemartino.com

 

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